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SEGRETI DELL'INDUSTRIA FARMACEUTICA
Estratto tradotto di un articolo pubblicato sull'Independent

Importanti figure della ricerca medica hanno criticato duramente l’industria farmaceutica e la spratica di dissimulare informazioni al fine di massimizzare i propri profitti, esponendo i pazienti ai rischi di farmaci pericolosi o inutili. Gli esperti del settore hanno criticato la stretta mortale delle multinazionali sui test clinici, che ha portato a risultati errati, occultazione di scoperte negative per le aziende, e pubblicazione selettiva controllata dall’industria, che in Gran Bretagna nel 2006 rappresentava un business a 10.1 miliardi di sterline, l’11% dei costi totali del National health service (NHS).

L’ultimo attacco è stato lanciato ieri da un’analisi di documenti relativi a test clinici di moderni farmaci antidepressivi, Seroxat e Prozac, i quali dimostrano che nella maggioranza dei pazienti questi due psicofarmaci non portano a nessun miglioramento significativo rispetto ai farmaci placebo. Ma i dottori hanno affermato che i pazienti non devono cessare di prenderli senza consultare il proprio medico. Si tratta del primo caso in cui ricercatori inglesi, canadesi, e statunitensi sono riusciti ad usare il diritto alla libertà all’informazione al fine di ottenere tutti i dati presentati dalle aziende alle autorità competenti quando vogliono registrare un nuovo farmaco.

Per alcune sostanze questi dati erano segreti da oltre vent’anni. Negli ultimi vent’anni questi farmaci, conosciuti come “serotonin re-uptake inhibitors” (SSRIs), sono stati quelli più venduti di tutti i tempi, fruttando miliardi di sterline alle aziende produttrici. Le scoperte rivelate ieri sembrano indicare che il denaro sarebbe stato speso male. Le aziende farmaceutiche sono obbligate per legge a fornire tutti i dati relativi a nuovi farmaci, pubblicati e non, all’autorità competente quando richiedono una licenza per la loro commercializzazione. Ma questo dovere non si applica al National Institute for Health e al Clinical Excellence (Nice), il quale stabilisce i prezzi e decide quale farmaco dovrebbe venir commercializzato dal NHS. Peter Littlejohns, direttore clinico e della sanità pubblica del Nice, ha dichiarato: “Le autorità regolatrici hanno accesso a tutti i dati. Ovviamente abbiamo accesso ai dati pubblicati e richiediamo all’industria pure quelli non pubblicati, ma sta alle aziende decidere se fornirceli o meno.
Non abbiamo nessun potere che ci consente di obbligare le aziende a fornirceli. Il problema di fondo è che dipende dalla buona volontà dell’industria.”

Il professor Mike Clarke, direttore del UK Cochrane Centre, una collaborazione internazionale tra ricercatori di 100 paesi che ha pubblicato oltre 3.000 ricerche di test clinici al fine di definire la miglior pratica medica possibile, ha affermato che la mancanza di cooperazione da parte dell’industria farmaceutica sta rovinando le cure mediche. “Quando chiediamo dei dettagli su un test, l’azienda può anche rifiutarsi di rispondere. Abbiamo persino meno potere del Nice. I ricercatori incaricati di analizzare i test per conto di chi prende la decisione dell’autorizzazione di commercializzarli o meno, devono avere accesso a questi dati. Avendo accesso solo a metà dei dati, quando vediamo l’evidenza che una sostanza funziona non sappiamo se crederci o meno.” Questo ci pone seri dubbi. Le aziende sono sul mercato per fare profitti, ma anche per fornire una sanità pubblica sicura ed efficace”.

Articolo apparso il 27 febbraio 2008 sul quotidiano inglese The Independent
tradotto da: www.shac.net